
(it. Memento)
colore e b/n, USA, 2000, di Christopher Nolan
Durata: 113 min.
Genere: thriller psicologico
Cast: Guy Pearce (Leonard), Carrie-Ann Moss (Natalie), Joe Pantoliano (Teddy Gammel), Mark Boone Junior (Burth), Russ Fega (Waiter), Joria Fox
(Leonard's Wife), Stephen Tobolowsky (Sammy Jankins), Harriet Sansom Harris (Mrs. Jankis), Thomas Lennon (Doctor), Callum Keith Rennie (Dodd), Kimberly Campbell (Blonde), Marianne Muellerleile (Tattooist), Larry Holden (Jimmy)
Sceneggiatura: Jonathan Nolan (basato sul suo racconto breve "Memento Mori"), Christopher Nolan
Musiche: David Julyan
Fotografia: Wally Pfister
Montaggio: Dody Dorn
Distribuzione: Warner Bros
Tutti abbiamo bisogno di ricordi
Esiste un modo e un tempo adatti a vivere determinate opere d'arte che trascendono il senso comune della percezione, della comprensione, della penetrazione del reale che ci circonda. E' bene essere in queste particolari circostanze quando ci si accosta a delle opere come Memento, più che una semplice sequenza di fotogrammi su schermo, uno stato mentale.
Tutta l'intera struttura che Memento si prefigge e riesce a creare, dalla prima scena fino all'ultima, è destabilizzante, profondamente caotica nel suo perfetto ordine non lineare, colma di verità nascoste tra le righe, pronte per esser colte da chi vuol coglierle, ma soprattutto da chi è in grado di farlo.
Supremo esempio di come il montaggio sia non solo funzionale all'opera cinematografica, ma anzi sua fondamentale risorsa per ricreare una narrazione visiva, per costruire un invisibile quanto palpabile sentiero tra le immagini e i suoni, il film di Nolan, il secondo in ordine di tempo, giunge a ristabilire un dogma tanto amato da registi poco ordinari, quanto ormai divenuto una specie di etichetta da sfoggiare per dimostrare d'essere alternativi. La non linearità della narrazione di Memento lo rende una perla unica nel cinema di ogni tempo, quasi un oggetto di studio, di ricerca, perchè lo sforzo che propone allo spettatore è una potente mungitura neuronale, che costringe alla massima tensione, al bando dei cali d'attenzione, anche quelli che rientrano nel nanosecondo come spazio d'esistenza. Ogni parte dell'opera, ogni fotogramma, ogni parola, va soppesata, esaminata con sospetto, poi riordinata e ricollocata nel suo giusto ordine, per costruire quell'immenso puzzle sconnesso che siamo chiamati a risolvere, mentre la narrazione ci prende per mano in questo viaggio allucinante nei meandri della memoria e dei suoi inganni, delle sue meraviglie, del suo abisso.

La storia è la prima parte d'originalità presente in questo composto anomalo.
Leonard, il protagonista, è un uomo che ha un problema: la sua memoria anterograda è stata danneggiata nel suo funzionamento, per cui non riesce a mantenere dei ricordi a breve termine, per più di qundici minuti. Dopo quel lasso di tempo, i suoi ricordi e la sua realtà ritorna ad un punto ben preciso della sua memoria passata, resettando ogni cosa, facendo tabula rasa. Così non ricorda più dove ha dormito la sera precedente, nè tantomeno cosa ha mangiato appena quindici minuti prima, chi ha conosciuto la mattina precedente... e se si dilunga in una conversazione per più di quei fatali quindi minuti, non solo non ricorderà più l'oggetto della tale discussione, ma non si ricorderà più neppure di conoscere il suo interlocutore.
Leonard era un agente assicurativo incaricato di individuare le frodi dei clienti della sua compagnia. Una notte, mentre dormiva al fianco della moglie, viene aggredito brutalmente, la compagna uccisa, lui colpito alla testa in maniera violenta. Il trauma della perdita della moglie e del danno fisico ricevuto a causa del colpo alla testa, riducono Leonard ad un uomo spezzato, infranto, privo di una vita normale, di un corso della vita normale, ordinario. L'impossibilità di ricordare qualcosa per più di quindici minuti lo taglia fuori dal mondo, come è lecito aspettarsi. Persa ogni cosa, Leonard decide che deve dare un senso alla sua vita, e per farlo deve trovare e uccidere il killer di sua moglie.
Non è una semplice storia di vendetta, no, ma un vortice vertiginoso in una mente spezzata, attraverso frammenti di realtà mnemoniche che si spargono ovunque senza un ordine lecito, senza nulla che sembra poterli accomunare. E' la vita di Leonard, la nostra al momento in cui ci immedesimiamo in lui attraverso lo stato dell'arte dei montaggi e della direzione registica, che ci pongono al suo posto, nella confusione, nel non sapere, nell'inconsapevolezza della nostra precaria esistenza.
Così, Leonard decide di vendicarsi. La sua condizione fisica particolare, però, lo costringe a prendere dei provvedimenti per far sì che questo suo progetto possa andare in porto. Tramite la tragica storia di Sammy Jankins, che lui conobbe durante uno dei suoi incarichi prima dell'aggressione, veniamo a sapere che per chi ha questo tipo di disturbo, l'annotazione su taccuini e fogli di bloc notes vari di ciò che si deve fare è particolarmente deleteria. I fogli si perdono, si spargono, sono supporti mnemonici surrogati inefficienti.
Per questo Leonard trova un sistema innovativo e superiore. Tramite tatuaggi, egli imprime sulla sua pelle, sul suo corpo, ogni indizio utile trovato per identificare il colpevole dell'omicidio della moglie, trasformandosi egli stesso nella sua motivazione, nel mezzo e nell'attuatore della sua vendetta. Le scritte permanenti marchiano il suo corpo in maniera indelebile, come i ricordi avrebbero dovuto fare con le sue cellule cerebrali, per fissarne la memoria. Così egli non avendo memoria ha comunque modo di poterla simulare.
Il suo corpo diventa così una mappa mnemonica vivente, un percorso labirintico da seguire, un rebus pulsante di intenzioni.
Il metodo, è ciò che distingue Leonard da Sammy Jankins.
Le fotografie, istantanee polaroid, sono un'altro mezzo di controllo che Leonard utilizza per impedire che il caos disordini la sua vita e confonda il suo percorso. Volti, oggetti, luoghi, vengono tutti immortalati e catalogati tramite didascalie nelle polaroid, per definire il mondo attorno a sé - un mondo che ha sì forma, ma che cela le sue vere intenzioni, perchè continuamente dimenticate. Così, tramite quelle didascalie, Leonard comunica al suo futuro io, dimentico di ogni cosa, se quel volto fotografato è un volto amico oppure uno nemico, se in quel posto egli è già stato e cosa rappresenta, qual'è la sua auto, dov'è il luogo dove risiede attualmente.
E' la fotografia, che da sempre è servita all'uomo per immortalare un istante, renderlo perenne nel tempo, per prolungarne la memoria, qui funge da protesi mnemonica vera e propria, nell'estensione di questa sua funziona presso la nostra normale percezione dei ricordi. Le foto e i tatuaggi, creano una sinergia inestricabile, inscindibile, che sostituisce la memoria di Leonard con dei surrogati, non altrettanto efficaci ma funzionali, rudimentali e ingegnosi sistemi di sopravvivenza al fato avverso.
Leonard ha dei nemici, gente che lo usa per i propri scopi approfittando del suo disturbo; per questo è necessario che egli mantenga il registro di quegli eventi negativi e delle persone che li hanno causati, che lo porterebbero fuori strada, lontano dal suo vero obiettivo. Il suo mondo è quindi un caos di sospetti, paranoie, allucinanti dubbi, atroci dilemmi. Non può fidarsi di nessuno e chiunque potrebbe essere un elemento di disturbo, un approfittatore, un potenziale ostile. Leonard può solo fidarsi di se stesso, degli indizi che il sè dei quindici minuti prima ha lasciato al sè di adesso.
La sua realtà si basa su una continuità messa in opera da sè stesso, in un raro esempio di principio di autodeterminazione personale.
Il personaggio di Leonard è fisiscamente incarnato da Guy Pearce, entusiasta di prendere parte al progetto di Memento, e immagine ideale dell'uomo che vuole rappresentare. Impeccabile nel mostrarsi sperduto ma risoluto, Pearce firma la sua migliore interpretazione di sempre, regalando al grande schermo un personaggio indimenticabile.

La struttura del film è il vero punto di forza di tutta l'opera, basata sulla storia, partorita da essa. Il montaggio del film è a dir poco geniale quanto contorto.
Il film è suddiviso in due linee narrative parallele ma con moto opposto, che si susseguono costantemente durante tutta la durata dell'opera. La prima linea narrativa, composta da spezzoni di cinque minuti l'uno, è a colori, ed è montata all'inverso. Quindi, ne risulta che il primo blocco di cinque minuti di questa linea narrativa, è l'ultima scena del film, mentre l'ultimo blocco è la prima scena della storia. Durante questa linea si sviluppa la vera e propria narrazione, il ciclo vitale della storia, dell'indagine e della folle corsa alla vendetta di Leonard.
Questi spezzoni a colori di cinque minuti, sono inframezzati da altri spezzoni, in bianco e nero, montati in maniera cronologica. Qui Leonard parla al telefono con un misterioso interlocutore, di cui nemmeno lui ricorda l'identità, essendo più di quindici minuti al telefono con lui. In questo ciclo narrativo assistiamo al racconto di Leonard su Sammy Jankins, alla genesi del suo metodo, al modo in cui a volte Leonard si tatua da solo il corpo.
Tutto questo è introdotto da una scena breve, che introduce i titoli di testa, dove assistiamo allo sviluppo di una polaroid appena scattata. In seguito appare Leonard che spara alla testa a qualcuno. Questa breve sequenza è girata all'inverso, e funge da introduzione non solo al film, ma all'intero sistema narrativo che utilizza. Lo spettatore è dunque cordialmente avvisato da Nolan, che la sua opera non sarà nè ordinaria nè tantomeno pietosa verso chi non ama riflettere profondamente su ciò che vede e sente.
La drammatica introduzione musicale a questa scena, di David Julyan, assieme ad altre tracce durante il film, colpisce per la profonda tristezza che è insita nel dramma di Leonard, quello di essere un uomo senza memoria, senza passato, senza identità, senza futuro nè speranza. La musica della colonna sonora originale è fondamentale in questo film, come lo sono anche i silenzi.
Dopo l'introduzione ecco uno degli spezzoni cronologicamente lineari, in bianco e nero, con Lenny che si risveglia in una stanza d'albergo. Ancora la musica, sempre uguali per la linea narrativa in bianco e nero, che inquieta, perchè è sottilmente infida, scandisce metronomicamente un tempo inesistente per Leonard, che afferma questa sua incertezza così:
"Allora.. dove sei? Sei in una stanza d'albergo... ti sei svegliato e sei in una stanza d'albergo. Ecco la chiave. Per te è come se fosse la prima volta che sei qui, ma invece potresti essere qui da una settimana, o da tre mesi... è difficile dirlo. No, non lo so. E' solo una stanza qualunque."
E' un brano inquientante, all'interno del quale si possono rintracciare ombre del lavoro che Akira Yamaoka ha compiuto per Silent Hill, il videogame della Konami del 1999.
L'intera colonna sonora originale è costellata da brani melliflui, a volte molto lenti, che scorrono come un banco di nebbia mentale. Spesso alla fine dei brani vi sono dei dialoghi tratti dalle sequenze in bianco e nero del film, dove Leonard riflette o parla al telefono, a sottolineare quanto la musica nel film sia complementare alla narrazione.

Christopher Nolan tocca con Memento l'apice della sua carriera registica. Narra la leggenda che gli venne in mente l'idea del film discutendo in un viaggio in macchina la cosa con il fratello, Jonathan, che aveva scritto il racconto breve dal quale il film è tratto, "Memento Mori". Durante un'intervista, il regista ha ammesso che era terribilmente attratto dall'idea del narratore inaffidabile, dell'investigatore incapace di risolvere qualcosa che era stato causato da egli stesso. Come avviene in altri film del genere, come in "Angel Heart", ci troviamo di fronte all'incertezza, al dubbio tra i dubbi, al fatto lampante che forse il nostro punto di vista potrebbe essere del tutto falsato. Cos'è sicuro, cos'è la realtà, e dove inizia l'errore, lo sbaglio?
Determinati interrogativi esistenziali come questo hanno il potere di gettare il panico anche il più forte e deciso tra gli uomini, e qui se ne fa uso ad arte.
Il geniale montaggio pone inoltre lo spettatore ad immedesimarsi completamente nella storia. Nella linea narrativa a colori, quella montata alla rovescia, la prima scena è sempre l'ultima della scena a colori successiva, un espediente utile a ricreare il senso della perdita del senso, ovvero la non lineare sequenza con cui Leonard acquisisce le informazioni o semplicemente vive il momento. E' efficace, terribilmente efficace, tanto che chiunque abbia visto Memento anche solo per dieci minuti, sperimenterà un senso di confusione, d'incertezza e di smarrimento totali. Chi non si alzerà subito dalla poltrona, verrà inghiottito all'interno del vortice della malattia di Leonard, e cercherà di risolverne la vita come lui farebbe con la sua, cercando di mettere assieme i pezzi di quel mosaico impazzito che si ha davanti.
I due continuum narrativi differenti, a colori montato alla rovescia, e in bianco e nero montati in maniera regolare, confluiranno in un'unica sequenza alla fine, fondendo tutte le differenti realtà frammentate in un'unica grande domanda, il dubbio finale tra i più atroci.
Nolan firma una rivoluzione cinematografica che è sorpresa pura, interesse totale, che non lascia chi riesce a catturare, a resistere per i primi minuti. E' il ritorno al cinema che sa trasmettere la magia dell'inverosimile, della sospensione dell'incredulità, della voglia di lasciarsi andare. E' un'opera infinita, d'infinite potenzialità, che definisce il cinema.
L'odissea di Leonard non è un'esperienza per tutti, anzi. Benchè nell'edizione speciale del dvd esiste una versione montata cronologicamente, il vero nerbo di Memento è proprio la sua forza distruttiva e dissociativa nei confronti della convenzionale percezione del mondo, della realtà.
Di Leonard è il pensiero finale, ma nostro è il dubbio, il tormento, perchè noi come lui abbiamo bisogno di sapere chi siamo, di ricordi che ci dicono constantemente da che luogo proveniamo, qual'è la nostra origine, cosa abbiamo fatto, e perchè. Le azioni distinguono e identificano un uomo forse... nel presente, nel tempo che ci interessa. Ma se non avessimo neppure memoria del presente, come potremmo dare un valore a quelle azioni e a collocarle in un qualche contesto che ci identifichi in maniera certa?
E così navighiamo nel dubbio.
"Tutti abbiamo bisogno di ricordi che ci dicono chi siamo. E io non sono diverso."
Links:
Nota: la sezione links per Memento è ben nutrita questa volta. Vorrei soprattutto segnalare l'esistenza di un sito ufficiale che è forse il migliore che si sia mai visto da sempre. Realizzato in flash, propone la vista del film da un punto differente, analizzando prove riguardo l'omicidio della moglie di Leonard che nel film non si vedono, rimettendo insieme dei pezzi qua e là, interagendo con un metatesto visuale del tutto particolare. Visitare quel sito, con in sottofondo la colonna sonora originale del film, è un'esperienza unica complementare al film stesso.